In un mondo necessariamente interconnesso, a fare la differenza, in qualsiasi settore della condivisione economico-culturale, sono la cura della persona, lo sguardo proiettato all’innovazione tecnologica, la visione ecosostenibile del contemporaneo, la trasformazione del servizio prodotto in una esperienza umana prima ancora che professionale. Lo sa bene Gianandrea Ferrajoli, 37enne originario di Salerno e “frontman” della Mecar corporate transport solutions, una delle aziende più importanti a livello internazionale nel settore dei servizi della logistica. Presidente della Cecra-European council for Motor Trades and Reapairs, coordinatore nazionale Federauto Truck, Ferrajoli rappresenta la nuova generazione di una famiglia storica e di una realtà imprenditoriale che affonda le radici nella terra di cerniera tra Agro nocerino sarnese e Costa Amalfitana, e si porta dietro la vocazione al commercio e la capacità di guardare oltre l’orizzonte di chi nasce vicino al mare. È il nonno Francesco Ferrajoli, originario di Sant’Egidio del Monte Albino, a fondare all’inizio degli anni Cinquanta la prima “commissionaria”. È il 1952, sul territorio salernitano non è stata ancora innestata una lungimirante progettualità legata al trasporto su strada.

«Mio nonno era un grande appassionato di motori che all’epoca rappresentavano la rivoluzione tecnologica, come l’intelligenza artificiale di oggi – dice Gianandrea Ferrajoli – Fu il primo in zona a distribuire automobili e camion, creando l’ecosistema del commercio su strada, passando dai cavalli ai camion subito dopo la seconda guerra mondiale».

La prima sede sorge a Pagani. Grazie al forte sviluppo dei porti regionali, dell’indotto legato al food made in Italy esportato in mezza Europa, dell’offerta intermodale e dello shipping in tutte le sue forme, da quegli anni Cinquanta ad oggi l’azienda Ferrajoli è cresciuta esponenzialmente. «Si sono sviluppate capacità importanti sul Trasporto. L’esperienza delle nostre aziende come Trans Italia, Trans Isole, Cds, Smet è strategica. Da Salerno sono venute fuori tante realtà che hanno saputo cogliere le sfide del presente, le sfide tecnologiche, dell’ecosostenibilità, tutti quei macrotopic che stanno indirizzando il settore verso il cuore del ventunesimo secolo».

Gianandrea si è inserito nell’azienda di famiglia nel 2009, dopo dieci anni passati tra Londra, Parigi e New York, sette anni di lavoro alla Societe Generale di New York, formandosi in campo finanziario internazionale. «Nei primi tre anni in cui mi sono calato nella realtà aziendale, ho lavorato sui processi, la razionalizzazione delle divisioni di business. Abbiamo fatto switch dalla vendita del prodotto a quella del servizio, con un focus sull’assistenza, rendendo l’azienda sempre più clientecentrica».

Il nuovo sguardo manageriale permette di mentalizzare una scalata geografica e una crescita di fatturato. Sei le sedi realizzate: Napoli, Nocera, Salerno, Melfi, Rende e Lamezia Terme. Dunque, il giovane manager è riuscito a creare un ideale ponte tra istituzioni europee e Sud Italia. «Investire al Sud ha contribuito a far rientrare molti cervelli che sarebbero andati altrove. Il nostro modello di business è fondato sulle persone, sull’attrazione del talento, far rimanere i giovani, farli cresce in azienda». La forza della Mecar sembra essere proprio la trasversalità anagrafica e l’azzardo di fondere esperienza e innovazione. Da qui emergono le storie personali di alcuni dei collaboratori, che diventano punti di forza solidificata nel tempo. Come Manuel Holstein, 23 anni, originario di Madrid. Arriva come assistente e diventa responsabile della Logistica. «In Spagna stavo realizzando una rete d’assistenza per un call center, nel mondo dei camion» dice Manuel. «Poi ho diciso di venire in Italia. Un mio amico di Verona conosceva Gianandrea. Non mi ha fatto paura questo passaggio. Mi sono trasferito a Nocera Superiore. In fondo sono abituato a città tranquille. Ho studiato in Inghilterra, a Bradford, ingegneria gestionale. Anche lì era una città piccola. Qui mi sono ambientato subito. Vivo il presente e ho sposato l’impostazione innovativa dell’azienda».

Su 75 dipendenti, due terzi sono under 40 e under 30. Quello delle forze giovani resta uno snodo vitale. Ne è esempio Matteo Gennari, general manager, arrivato dal gruppo Cnh. L’ingegnere 37 enne, originario di Roma, è diventato braccio destro del manager salernitano, lasciando una multinazionale a Torino per abbracciare il progetto della Mecar.

Oppure Dorotea Sgandurra, diventata supply chain manager, capace di seguire tutti i processi. Arriva da Iveco, dove era operativa nel settore logistica a stretto contatto con la presidenza. Anche lei under 40, di Siracusa, è madre di un bimbo che stava crescendo a Torino. Partita a 18 anni per il politecnico di Milano, ha collezionato ampia esperienza fino alla decisione di raggiungere Salerno. Alla Mecar si occupa anche del lato qualitativo delle risorse umane e del percorso di crescita dei dipendenti. È di Benevento, invece, il 28enne Francesco Del Vecchio, nelle cui mani passa l’attività di service dell’intera regione Calabria. «Ho girato l’Italia da ragazzino, per motivi legati al lavoro dei miei genitori – dice – A 14 anni ho fatto il liceo internazionale a Bruxelles. Tornato a 18 anni, mi sono iscritto a Ingegneria. Facendo attività di volontariato in diverse associazioni, ho conosciuto Gianandrea. Stavo organizzando un seminario sull’innovazione di modelli di business. Rimasi colpito da come stava trasformando la società in service provider. Ho iniziato come assistente. Col tempo, questo settore è cambiato perché il business model non si basa più sulla vendita del prodotto ma sulla erogazione di servizi. In poche parole, il servizio non è la mera vendita del camion ma l’assistenza. La nostra è diventata un piattaforma di contenuti».

A fare da collante con le nuovissime leve e da punto di riferi- mento grazie alla sua esperienza quarantennale è Cosimino Vastola, di San Valentino Torio, direttore commerciale della Mecar. Una persona che conosce l’azienda meglio di chiunque altro. Ha iniziato a lavorare con Giuseppe Ferrajoli nel 1978 a 20 anni, coltivando la capacità di sapersi adattare a qualsiasi cambiamento affrontato dall’azienda, compreso quello dettato dalle nuove tecnologie del terzo millennio.

«È cambiato il mondo del trasporto – dice Vastola – Abbiamo ingrandito la nostra presenza sul territorio. Certo da quando sono entrato nel 1978, la Ferrajoli era considerata come la Fiat di Torino, era il riferimento della stessa Fiat in Campania. Dunque un’azienda già consolidata. All’epoca eravamo commissionari. Giuseppe Ferrajoli è stato uno dei primi grossi imprenditori dell’area salernitana. Prima era “one to one”, un veicolo un cliente. Si viveva quotidianamente al contatto con l’autostrasportatore. Oggi andiamo sempre più incontro a grandi sfide».

Davide Speranza (La Città)