Gianandrea Ferrajoli sul Corriere della Sera: “La carenza di camionisti e i tir a guida autonoma: ma i salari devono crescere”.

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Ho letto con grande interesse l’articolo di Corriere.it sulla fuga dei giovani dalla professione di autisti di mezzi pesanti di trasporto. Come attestano i dati riportati, si tratta di un fenomeno preoccupante, con importanti riflessi sui costi di tutta la filiera della logistica e dei trasporti, coinvolgendo anche il consumatore finale che inevitabilmente vede aumentare i costi delle spedizioni.

Inquadrando il tema in maniera più ampia, questa tendenza non riguarda solo l’Italia ma sta accadendo su scala internazionale, impattando tutto il settore dei trasporti pesanti. Una ricerca sull’autotrasporto europeo, intitolata European Road Freight Transport 2018 e realizzata da Transport Intelligence, evidenzia la carenza di autisti di veicoli industriali, un problema che si sta aggravando proprio perché i pensionamenti non sono colmati dai giovani che intendono svolgere questo mestiere. Secondo la società di ricerca, oggi mancano in tutta Europa 150.000 camionisti e la gran parte dei posti vacanti (pari a 127.500 posti) si concentra in sei Paesi. Quello dove la situazione è più grave è la Gran Bretagna, con ben 52mila posti vacanti.

  • “A seguire c’è la Germania, con 45mila posti vacanti (numero che potrebbe aumentare di ben 30mila posti l’anno nei prossimi anni a causa dei pensionamenti).”Secondo l’associazione del trasporto tedesca DSLV, infatti, nei prossimi quindici anni andranno in pensione ben i due terzi degli autisti attualmente in servizio, mentre solo duemila persone ottengono le patenti superiori ogni anno. Anche la Scandinavia sta soffrendo della mancanza di autisti, con in cima la Svezia (5000 posti vacanti), seguita da Norvegia (3000 posti) e Danimarca (2500 posti). Anche in Francia ci sono problemi: secondo l’associazione degli autotrasportatori francesi FNTR, non si trovano autisti preparati e mancano giovani autisti che vogliano cominciare a fare esperienza.

Come in Europa, anche negli Stati Uniti mancano gli autisti. Secondo l’ATA (American Truckers Association), se la situazione dovesse rimanere invariata, nel 2026 mancheranno 175.000 camionisti. Questo significa che tra otto anni mancheranno il 35% dei conducenti. La mancanza di manodopera quest’anno ha aumentato i prezzi di tutti i prodotti, dal dentifricio ai prodotti acquistati su Amazon. Eppure, nonostante questa mancanza, i camionisti Usa guadagnano sempre meno: gli stipendi medi dei conducenti di camion sono diminuiti in media del 21% dal 1980. Il gigante del retail Walmart Inc. ha riconosciuto che l’aumento dei costi di trasporto ha ostacolato il margine lordo del primo trimestre.

  • “Abbiamo visto un notevole aumento delle spese di trasporto”, ha detto Kary Brunner, Direttore delle Investor Relations di Walmart. UPS ha avuto problemi a trovare autisti durante le festività natalizie. Un altro rapporto dell’ATA afferma che oltre il 70 percento dei beni consumati negli Stati Uniti viene spostato da un camion, ma l’industria ha bisogno di assumere quasi 900.000 conducenti per soddisfare la crescente domanda.”

L’invecchiamento e il conseguente pensionamento dei conducenti di mezzi pesanti di trasporto è una delle ragioni principali della carenza di forza lavoro. Il Bureau of Labor Statistics evidenzia come l’età media di un autista di camion negli Stati Uniti sia di 55 anni. Negli USA la situazione è talmente serie da indurre il Governo americano a prendere dei provvedimenti. La Casa Bianca ha deciso di realizzare un nuovo regolamento sulla sicurezza dei camion, allentando le maglie regolatorie volute dall’amministrazione Obama. Sempre Walmart sta provando a trovare nuove soluzioni e prevede di raddoppiare le spese per attrarre e trattenere i conducenti.

  • L’azienda, la cui flotta privata di 6.500 camion è una delle più grandi della nazione, offrirà bonus fino a 1.500 dollari, abbrevierà il processo di iscrizione per i nuovi assunti di oltre un mese e ha trasmesso il suo primo spot televisivo nazionale incentrato sui suoi 7.500 camionisti. Il programma mira a riempire i posti vacanti e a migliorare l’immagine della guida a lungo raggio, restituendo maggiore appeal alla professione.

In questo scenario, sarà sempre più centrale l’aspetto dell’innovazione tecnologica per ridefinire il ruolo del driver. La quarta rivoluzione industriale ha trasformato tutti i settori con velocità e dimensioni mozzafiato, incidendo sui lavoratori e sulle competenze necessarie per inserirsi o rimanere all’interno del mercato occupazionale. Nel settore dei trasporti sicuramente la guida autonoma produrrà una significativa rivoluzione per i driver.

I maggiori report internazionali delineano scenari preoccupanti. Goldman Sachs ha previsto che, dopo il lancio dei veicoli commerciali a guida autonoma, negli Stati Uniti si perderanno nell’autotrasporto 25.000 posti di lavoro. Il McKinsey Global Institute ha evidenziato il rischio che se ne cancellino 1,5 milioni nei prossimi 10 anni. In Europa, secondo il Forum Internazionale dei Trasporti (ITF), sono circa 2 milioni i camionisti americani ed europei che potrebbero essere espulsi dal mercato del lavoro entro il 2030.

  • Di diverso avviso, invece, il rapporto di Uber Freight in cui viene delineato uno scenario futuro in cui camion a guida autonoma e autisti di veicoli commerciali lavorano insieme. I primi gestiranno trasporti di lungo raggio su alcune autostrade, ma il ruolo dell’autista sarà sempre centrale per la sicurezza del mezzo e del carico. I conducenti possiedono professionalità fondamentali e know-how che i camion a guida autonoma non potranno mai eguagliare. Il report di Uber sostiene che, in assenza di veicoli a guida autonoma, il numero dei lavoratori tenderà ad aumentare di circa 766.000 unità negli Stati Uniti nei prossimi 10 anni.

Ma l’aspetto più importante è che – con l’ingresso sul mercato dei veicoli a guida autonoma – i posti di lavoro aumenteranno ancora di più, grazie al fatto che molti di quelli esistenti sulle direttrici a lungo raggio si sposteranno a livello locale per supportare il crescente volume di merci che si muoveranno dentro e fuori gli hub locali. L’industria dell’autotrasporto negli Usa si polarizzerà così su due estremi: i trasporti a lungo raggio sulle principali autostrade saranno effettuati sempre più da veicoli a guida autonoma diretti verso hub locali vicini alle principali città; qui, lavoratori e autisti di veicoli commerciali prenderanno in carico la merce e la consegneranno ai clienti finali.

  • Dunque, l’automazione deve esser vissuta come una grande opportunità, dopo una necessaria e approfondita formazione. Anche perché, secondo il rapporto di McKinsey, «le nuove tecnologie hanno stimolato la creazione di molti più posti di lavoro di quanti ne abbiano contribuito a distruggere, e alcuni dei nuovi posti sono in settori e professionalità difficili da immaginare all’inizio del ciclo di trasformazione».

Lo 0,56% dei nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti ogni anno riguarda competenze che non esistevano l’anno precedente. Inoltre, la maggior parte dei posti di lavoro creati dalla tecnologia si riferisce a settori diversi da quelli in cui si produce la tecnologia stessa. Ma per accompagnare questa trasformazione nell’autotrasporto e nella logistica italiana bisogna mettere in campo già ora azioni mirate, preparandosi all’impatto in modo intelligente e consapevole.

La voce principale e più urgente è svolgere un’azione di formazione evidenziando le opportunità esistenti e quelle future, sostenendo la formazione qualificata indispensabile per sviluppare strategie industriali e svolgere un’attività di sensibilizzazione verso i consumatori finali. La guida autonoma infonderà alla logistica una ventata di efficienza in grado di dare benefici all’intero sistema economico. I veicoli pesanti a guida autonoma miglioreranno l’efficienza del trasporto di linea a lungo raggio in quanto ridurranno il costo complessivo della logistica e abbasseranno il costo totale delle merci.

  • A quel punto, la presenza sul mercato di merci a più a basso costo indurrà i consumatori ad acquistarne in misura crescente e aumenterà il volume complessivo delle merci trasportate. Se questo scenario si confermerà, l’autotrasporto diverrà sempre più attraente. Ecco perché non dobbiamo essere spaventati dall’innovazione, anche se sembra distruggere il mercato e infrangere certezze. Tramite l’innovazione sarà sempre possibile pensare a uno sviluppo resiliente della società e a nuove opportunità per le generazioni future.
*Amministratore delegato di Mecar