Battere la lobby del diesel in casa sua: nei mezzi pesanti, sui veicoli commerciali e industriali. L’obiettivo è ambizioso, anche perché il settore della logistica, in particolare su gomma, è uno di quelli più restii al cambiamento. Grazie anche alla capacità di sfuggire alla luci della ribalta. “E’ un settore poco conosciuto che può sembrare poco interessante, ma per il nostro paese è fondamentale” dice Gianandrea Ferrajoli, 37enne alla guida della campana Mecar e coordinatore di Federauto Trucks.

Rientrato dopo un’esperienza a Wall Street, negli Stati Uniti, ha prima messo mano al business di famiglia per cavalcare l’onda dell’innovazione digitale, trasformando un’azienda di trasporti un gruppo data driven con l’obiettivo di fornire servizi a sempre maggior valore aggiunto utilizzando l’impatto dell’internet of things sull’intera filiera della logistica. Poi ha iniziato la sua battaglia per l’eco-sostenibilità scommettendo sulla diffusione del metano liquido (Lng).

Dopo il boom del 2016 – spiega il manager -, lo scorso anno il mercato ha subito una lieve contrazione, ma l’Italia ha bisogno di incentivi strutturali per velocizzare il ricambio del parco circolante: andrebbe tutto a beneficio della sicurezza stradale e delle sostenibilità ambientale”. Qualcosa comunque inizia a muoversi: “Il metano liquido – dice Ferrajoli – da scommessa futuristica è diventato una realtà di rilievo, ponendosi al centro del dibattito. L’elettrico e il metano si stanno affermando nel trasporto leggero; l’Lng cresce in quello pesante”.

La battaglia però è lunga. La stragrande maggioranza dei veicoli pesanti gira ancora a diesel, nonostante i costi minori e un ridotto impatto ambientale dei nuovi mezzi: d’altra parte, il Gnl è parte integrante della strategia Ue che mira a ridurre progressivamente le emissioni nocive sostituendo fonti rinnovabili al carbone. Entro il 2025, infatti, gli Stati Ue dovranno realizzare un adeguato numero di punti di rifornimento Lng accessibili al pubblico, almeno lungo la rete centrale della TEN-T (Trans-European Networks – Transport).

Per l’Italia è un’occasione da non perdere” prosegue Ferrajoli che poi aggiunge: “Il settore della mobilità sostenibile è una filiera da 22mila addetti e 1,7 miliardi di euro nel Paese e un made in Italy che, dal punto di vista tecnologico, non ha concorrenti al mondo”. Anche per questo il governo si è impegnato ad adottare iniziative per la realizzazione di centri di stoccaggio e ridistribuzione nonché norme per la realizzazione dei distributori di Lng in tutto il territorio nazionale.

Secondo un’analisi del Ministero dello Sviluppo economico, la promozione del Lng ridurrebbe in maniera significativa il divario tra il costo dell’energia pagato in Europa e in Italia: un costo che si scarica su imprese e consumatori. Il Mise è convinto che i prezzi potrebbero allinearsi entro il 2020 e anche per questo sono entro quella data sono previsti 1,3 miliardi di euro di investimenti: 490 milioni per il downstream del Lng (infrastrutture dei terminali, depositi costieri, autocisterne e metaniere); 290 milioni per il trasporto stradale pesante; 250 milioni per le industrie extra-rete (come quelle che gestiscono i depositi satellite e le reti periferiche di distribuzione); 300 milioni direttamente per il trasporto navale. “Il settore sta cambiando profondamente e l’Italia – chiosa Ferrajoli – ha l’occasione di prenderne la leadership”.

(Business Insider Italia)