Salerno€conomy : Nuovo hub logistico Mecar a Salerno, intervista a Gianandrea Ferrajoli

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Entro fine anno sarà operativo un sito di circa 7.000 metri quadrati ben collegato con la rete autostradale. Investimento di tre milioni di euro nella zona industriale per creare un polo dedicato ai servizi integrati per trucks. L’a.d. Gianandrea Ferrajoli: “Pronti a cogliere le nuove sfide del trasporto merci, a partire dalla digitalizzazione dei servizi e dalle innovazioni per l’ecosostenibilità, con i veicoli a metano liquido”.

(Re.Eco.) “Un manager deve saper coniugare orizzonti internazionali con la capacità di creare valore aggiunto per il territorio nel quale vive ed opera. Le radici non vanno dimenticate, perché il tessuto di competenze e di relazioni sociali che hanno accompagnato il decollo e l’affermazione di un’azienda ne costituiscono un imprinting originario che si va arricchendo negli anni e le dà valore aggiunto.”
Gianandrea Ferrajoli – 36 anni, un vasto curriculum di studi all’estero, in Gran Bretagna e negli Usa; dopo la laurea alla European Business School London, attualmente frequenta l’Owner and President Management Program della Harvard Business School; recentemente è stato nominato coordinatore della sezione Trucks di Federauto, l’associazione italiana dei dealer dell’automotive ‘allargato’ anche ai veicoli commerciali e industriali – ha preso in mano il timone operativo dell’azienda di famiglia nel 2009. La Mecar SpAdealer multi/regionale dei brand Iveco, CNH e Petronas (lubrificanti e oli motore) – controlla una rete di assistenza articolata in 25 officine autorizzate che garantisce il pronto intervento 24 ore su 24, con un network di respiro europeo, il cui ‘cuore operativo’ è nel quartier generale di Nocera Superiore.
Giovane e già esperto manager, Ferrajoli ha lavorato anche alla City di Londra e a Wall Street; nato a Roma, rappresenta la terza generazione di una famiglia d’imprenditori salernitani che da oltre 60 anni ha costituito un volano economico per l’area economica di appartenenza. “Mio nonno, l’ingegner Francesco Ferrajoli – racconta – ha agito con lungimiranza, nel momento della rinascita post bellica. Moltissime aziende di logistica sono nate sul territorio, grazie all’appoggio che seppe dare a giovani intraprendenti alle prime armi, poi trasformatisi in imprenditori con piccole flotte. Per i tempi in cui ha agito, ebbe una visione innovativa, proseguita da mio padre. La sfida odierna è di passare dal territorio al mondo ed è su questa direttrice che ci stiamo muovendo, verso la creazione di un sistema trasportistico che interloquisca anche con i top players impegnati nei trasporti marittimi internazionali”.
Quali sono i riferimenti centrali della strategia di Mecar nel breve e medio periodo?
“Bisogna prendere spunto dagli enormi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel segmento del trasporto intermodale all’interno del quale il traffico su strada costituisce un segmento rilevante. Un segmento che ha di fronte a sé margini di crescita strutturale non ancora del tutto quantificati dal punto di vista del ritorno finanziario per le aziende e per gli investitori. Siamo, però, ancora in una fase intermedia, di mutazione culturale evolutiva, che ci sta portando verso una crescente presenza in Italia e in Europa. Il cervello (e il cuore) a Salerno, ma postazioni operative al servizio di una clientela che quotidianamente consegna merci in tutt’Europa. Siamo, inoltre, presenti con 5 magazzini in 3 Regioni, con un sesto in apertura a Lamezia, che rappresenta uno dei più grandi hub ricambi in Italia: assicuriamo così il just in time nella consegna e nella disponibilità immediata dei ricambi sia IVECO, sia dei principali brand. Con il brand Movingfast abbiamo aperto anche al settore del noleggio dei veicoli commerciali per il breve e brevissimo termine, ma anche con soluzioni più a lungo respiro. ”
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Come immagina questo sistema di trasporti globalizzato ma fortemente radicato sul territorio?
“Ritengo che debbano nascere sempre più hub logistici, in grado di interagire con le reti infrastrutturali (strada, ferro, aria, mare) al servizio della merce che viaggia e del consumatore finale. La partita da vincere è sì, dal nostro punto di vista, quella del trasporto just in time, ma – ed è questo l’aspetto innovativo – in un network globale, all’interno delle traiettorie door to door: produttori/trasformatori e produttori/consumatori. Per quanto ci riguarda più da vicino, vince chi abbatte tempi e costi complessivi del viaggio delle merci, digitalizzando il controllo delle “rotte” su strada e garantendo efficienza e qualità massima alle flotte di trucks impegnate nella circuitazione ‘glocal’ dei prodotti”.
Una bella e complessa partita. Soprattutto se giocata scegliendo di restare al Sud.
“Ai nostri giorni, la sede fisica del quartier generale conta meno che in passato. Teniamo, però, al nostro insediamento storico e attraverso di noi, questo territorio trova una corsia preferenziale verso l’internazionalizzazione. In questo territorio ci riconosciamo e per esso proviamo a fare sempre fino in fondo la nostra parte di imprenditori social oriented.  La dimensione sempre più nazionale ed internazionale che stiamo assumendo è fondamentale per accogliere le sfide dei mercati con cui quotidianamente ci confrontiamo.  Ad esempio, la digitalizzazione dei processi gestionali della nostra rete di assistenza dedicata ai trucks è un passaggio epocale. Stessa importanza va attribuita al grande tema della sostenibilità ambientale e, quindi, all’introduzione del metano liquido quale carburante vettore dell’ecosostenibilità. Su questi due asset strategici siamo pronti ad investire. Anzi, lo stiamo già facendo. A Salerno, per esempio, entro fine anno, saremo pronti ad inaugurare un hub fortemente innovativo, in grado di raddoppiare la nostra presenza sul territorio”.
Di che cosa si tratta?
“Di un hub logistico, che si estende su circa 7.000 metri quadrati fra area coperta e scoperta, all’interno dell’area industriale del capoluogo, attrezzato con ogni tipologia di servizio inerente al nostro core business e non solo. Il nostro obiettivo è quello di creare un punto di riferimento per tutti gli automezzi impegnati nel trasporto delle merci. L’investimento iniziale è di tre milioni di euro, ma se ci sarà bisogno di ulteriori investimenti, non ci tireremo indietro”.
Ritenete che Salerno abbia le prospettive per diventare un nodo logistico importante sul piano nazionale?
“Assolutamente sì e questa nuova venture va in tale direzione. La crescita esponenziale dei traffici nel Porto di Salerno ne è una testimonianza e crediamo nella logica della scalabilità: abbiamo esteso la nostra area d’influenza alla Calabria e alla Basilicata (oltre che alle province di Salerno e Avellino) perché il traffico delle merci da e per questi territori è in larga misura generato anche dal Porto di Salerno. Ad esempio, la nostra presenza su Melfi è strategicamente pensata – oltre che per intercettare le necessità dei centinaia di trucks che veicolano i prodotti dello stabilimento Barilla – anche all’immenso indotto generato dallo stabilimento FCA, a partire dal 2014. Dopo anni di calma piatta oggi l’impianto produce la 500X ma soprattutto la Jeep”.

Articolo estratto da “Salerno€conomy” del 08/07/2016